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Quando la plastica finisce nel terreno… e arriva nel nostro corpo

Quando la plastica finisce nel terreno… e arriva nel nostro corpo

Negli ultimi anni la ricerca scientifica sta lanciando un allarme su un fenomeno che fino a poco tempo fa sembrava distante: la plastica non interessa solo fondali marini e oceani, ma anche il suolo agricolo, con conseguenze dirette su terreni, coltivazioni… e sulla nostra salute.

Un recente studio pubblicato su una rivista scientifica ha analizzato come due tipi di plastica – la tradizionale, come il polipropilene (PP), e quella definita biodegradabile, come l’acido polilattico (PLA) – comportino effetti imprevedibili quando finiscono nel terreno. Anche in basse concentrazioni (circa 0,2% in peso su terreno), entrambi i materiali alterano profondamente la composizione microbiologica del suolo.

Questo significa che la plastica non “sparisce” lasciando il terreno come prima: cambia l’equilibrio dei batteri e dei funghi, riduce la presenza di componenti naturali fondamentali — come la lignina — e limita la fertilità del suolo, con potenziali ricadute sulla qualità delle coltivazioni

Suolo impoverito, piante in difficoltà e cibo potenzialmente “contaminato”

Quando la struttura del suolo è compromessa — per effetto di microplastiche o detriti derivati dalla plastica — la crescita delle piante può essere rallentata, assieme alla loro capacità nutrizionale.

In particolare, le microplastiche alterano la rete di microorganismi che normalmente regolano la fertilità e l’assorbimento dei nutrienti.
Questi effetti si riflettono lungo tutta la filiera agricola: suolo → pianta → alimento → tavola.

Inoltre, la plastica può veicolare sostanze inquinanti come metalli pesanti o contaminanti persistenti, agendo come “shuttle” ambientali che trasportano agenti nocivi fino al terreno e — potenzialmente — ai nostri alimenti.

Dal suolo al nostro intestino: l’aspetto più inquietante

Il problema non si ferma alla terra: gli effetti delle plastiche – micro e nano – toccano anche il nostro corpo. Recenti studi indicano che l’ingestione di microplastiche può alterare il microbiota intestinale, cioè l’ecosistema di batteri buoni che vivono nel nostro tratto digerente e che svolgono funzioni essenziali per la salute.

Quando il microbioma intestinale viene disturbato, aumentano rischi di infiammazione, ridotta produzione di sostanze benefiche, alterazione del metabolismo e, in casi più gravi, danno alla barriera intestinale.

Alcune delle alterazioni osservate sono simili a quelle già associate a patologie croniche, come disturbi digestivi e infiammatori, e — secondo alcune evidenze — anche a condizioni gravi come malattie intestinali croniche.

Cosa significa tutto questo per chi si interessa di salute, ambiente e alimentazione

Il messaggio è chiaro: non possiamo più considerare il suolo come uno spazio separato dalla nostra salute. La contaminazione da plastica dei terreni agricoli non è un problema “ambientale astratto”, ma qualcosa che riguarda direttamente la qualità del cibo che portiamo in tavola — e la nostra salute intestinale.

Attenzione quindi a:

  • Fonti di microplastiche: non solo plastica visibile, ma anche materiali biodegradabili (che non sempre sono innocui), pacciamature agricole, fertilizzanti plastificati, compost contaminato.
  • Catena alimentare: la plastica nel suolo può finire nei vegetali, negli alimenti e, attraverso il cibo, nel nostro organismo.
  • Salute del microbioma e intestino: l’esposizione a micro/nanoplastiche — anche a bassi livelli — può alterare l’equilibrio del microbiota e aumentare il rischio di infiammazione o altri effetti avversi.

Quali atteggiamenti adottare — anche a livello personale e comunitario

Come laboratorio, come cittadini, come consumatori e come professionisti dell’alimentazione e della salute, ci sono alcune strade concrete da considerare:

  • Favorire una agricoltura e una filiera alimentare sostenibile: ridurre l’uso di plastica in agricoltura (pacciamature, fertilizzanti plastificati, confezioni) e sostenere pratiche alternative, organiche e controllate.
  • Prestare attenzione alla provenienza del cibo: preferire prodotti da agricoltura biologica o controllata, magari a km 0, riduce il rischio di contaminazione da microplastiche.
  • Promuovere e sostenere la ricerca scientifica sul suolo e sulla salute: come indicato dagli autori dello studio, servono più dati reali, studi a lungo termine e trasparenza sui materiali usati.
  • Informare e sensibilizzare consumatori e istituzioni: solo con consapevolezza e pressione sociale si possono promuovere regolamentazioni e scelte più sicure.

Il ruolo di Saturno Laboratorio: la scienza al servizio della consapevolezza

In questo contesto, Saturno Laboratorio intende assumere un ruolo attivo: non solo come ente di analisi o studio, ma come promotore di una cultura del cibo e della terra più responsabile attraverso queste azioni:

  • monitorare la presenza di microplastiche in terreni, acque e alimenti;
  • offrire analisi e controlli per aziende agricole e produttori;
  • informare i consumatori sui rischi e sulle buone pratiche;
  • collaborare con enti di ricerca e istituzioni per sostenere studi su suolo, ecologia e salute;
  • promuovere protocolli per un’agricoltura più pulita, più trasparente, più sicura.

Perché la terra non è solo un substrato: è la base della nostra vita e della nostra salute.

La plastica dispersa — anche quella definita “biodegradabile” — nel suolo non è un problema distante: è un rischio reale che può “ritornare” attraverso piante, alimenti, nutrizione, microbioma intestinale.

Proteggere la fertilità del suolo, ridurre l’uso indiscriminato di plastica, promuovere filiere agricole trasparenti e attente all’ambiente non è un lusso: è una necessità di salute pubblica.

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