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Filiere agroalimentari ed economia circolare: le misure principali 2020

Filiere agroalimentari ed economia circolare: le misure principali 2020

Il 5 luglio 2020 è il termine fissato per il recepimento del pacchetto economia circolare, che rivoluzionerà la gestione dei rifiuti in particolare nelle filiere agroalimentari.

Nel dicembre 2015 la Commissione Europea ha adottato un piano d’azione per l’economia circolare al fine di dare nuovo impulso all’occupazione, alla crescita e agli investimenti e allo sviluppo di un’economia che sia a zero emissioni di carbonio, utilizzi le risorse in modo efficiente e resti competitiva. La transizione verso una economia circolare presuppone la necessità di una nuova modalità di produzione e di consumo e di una valorizzazione massima dei prodotti, dei materiali e delle risorse relegando al minimo la produzione di rifiuti.

Per garantire il passaggio verso una economia circolare la Commissione ha individuato 54 azioni previste dal piano d’azione che al momento sono state completate o sono in fase di attuazione.

Tra queste, meritano una particolare attenzione per il rilievo sulla filiera alimentare le seguenti azioni:

  1. la progettazione ecocompatibile
  2. il contrasto alle etichette verdi e alle pratiche commerciali sleali
  3. la revisione della legislazione in materia di rifiuti
  4. la proposta di revisione del Regolamento sui concimi e l’obiettivo di ridurre la presenza di sostanze chimiche nei prodotti e migliorare la tracciabilità
  5. la gestione e prevenzione dello spreco degli alimenti e gestione dei rifiuti alimentari che rappresentano una delle principali cause dei gas climalteranti

Il pacchetto Economia Circolare

Il 4 luglio 2018, sono entrate in vigore le quattro Direttive del “Pacchetto Economia Circolare”, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 14 giugno 2018. Nello specifico:

  • Direttiva (UE) n. 2018/849 del 30 maggio 2018 che modifica le Direttive n. 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso, n. 2006/66/CE relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e n. 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche;
  • Direttiva (UE) n. 2018/850 del 30 maggio 2018 che modifica la Direttiva n. 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti;
  • Direttiva (UE) n. 2018/851 del 30 maggio 2018 che modifica la Direttiva n. 2008/98/CE relativa ai rifiuti;
  • Direttiva (UE) n. 2018/852 del 30 maggio 2018 che modifica la Direttiva n. 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.

Tra gli obiettivi delle nuove Direttive:

  1. il riciclo entro il 2025 per almeno il 55% dei rifiuti urbani (60% entro il 2030 e 65% entro il 2035) e parallelamente si vincola lo smaltimento in discarica (fino ad un massimo del 10% entro il 2035);
  2. il 65% degli imballaggi dovrà essere riciclato entro il 2025 e il 70% entro il 2030;
  3. i rifiuti tessili e i rifiuti pericolosi delle famiglie (come vernici, pesticidi, oli e solventi) dovranno essere raccolti separatamente dal 2025;
  4. a partire dal 2025, i rifiuti biodegradabili dovranno essere obbligatoriamente raccolti separatamente o riciclati a casa attraverso il compostaggio;
  5. per quel che riguarda la discarica, il pacchetto U.E. limita la quota di rifiuti urbani da smaltire a un massimo del 10% entro il 2035.

Il termine del 5 luglio 2020 per il recepimento del pacchetto economia circolare è un obiettivo fondamentale onde evitare procedimenti di infrazione.

Dopo un iter di quasi un anno, è stata recentemente approvata dal Parlamento la Legge di Delegazione europea (L. n. 117 del 4 ottobre 2019 pubblicata in G.U. del 18 ottobre 2019) che vede, tra le altre, il recepimento delle Direttive del pacchetto economia circolare.

Dopo l’approvazione da parte del Parlamento, il Governo presenterà i Decreti legislativi che dovranno essere prima sottoposti al parere della Conferenza unificata e poi delle Commissioni parlamentari. Solo alla fine di questo iter parlamentare, verranno emanate le nuove normative.

Quali sono le principali novità contenute nelle Direttive comunitarie che hanno un impatto in ambito di filiere agroalimentari?

  • Rifiuti, imballaggi e rifiuti di imballaggio (attività di prevenzione)
  • Rifiuti organici e rifiuti alimentari
  • Responsabilità estesa del produttore
  • Riforma della disciplina end of waste (L. n. 117/2019, art. 16, lett. e)
  • Rifiuti organici e impianti compostaggio (L. n. 117/2019, art. 16, lett. g)
  • Rifiuti assimilabili ai rifiuti organici (L. n. 117/2019, art. 16, lett. h)
  • Razionalizzazione delle funzioni dello Stato e degli enti territoriali e del loro riparto (L. n. 117/2019, art. 16, lett. m)
  • Rifiuti da imballaggio Direttiva n. 2018/852/UE

Rifiuti, imballaggi e rifiuti di imballaggio (attività di prevenzione)

L’art. 16 della Legge Delega n. 117/2019 concerne l’attuazione della Direttiva (UE) n. 2018/851 (Rifiuti) e della Direttiva (UE) n. 2018/852 (Imballaggi e rifiuti di imballaggio).

Sul punto risulta particolarmente rilevante richiamare il Considerando 31 della Direttiva n. 851 che sancisce un principio generale ovvero che: “È necessario che gli Stati membri prendano misure volte a promuovere la prevenzione e la riduzione dei rifiuti alimentari in linea con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite (ONU) il 25 settembre 2015, in particolare con l’obiettivo di dimezzamento dei rifiuti alimentari globali pro capite a livello di vendita al dettaglio e di consumatori e di riduzione delle perdite alimentari lungo le catene di produzione e di approvvigionamento, comprese le perdite dopo il raccolto, entro il 2030.

Tali misure dovrebbero essere intese a prevenire e ridurre i rifiuti alimentari nella produzione primaria, nella trasformazione e nella fabbricazione, nella vendita e in altre forme di distribuzione degli alimenti, nei ristoranti e nei servizi di ristorazione, nonché nei nuclei domestici.

Al fine di contribuire al conseguimento dell’obiettivo di sviluppo sostenibile dell’ONU e di garantire di essere sulla buona strada in tal senso, gli Stati membri dovrebbero mirare a conseguire un obiettivo indicativo di riduzione dei rifiuti alimentari a livello di Unione del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030. Tenuto conto dei benefici che la prevenzione dei rifiuti alimentari apporta sul piano ambientale, sociale e economico, gli Stati membri dovrebbero adottare provvedimenti appositi, tra cui campagne di sensibilizzazione volte a dimostrare come prevenire i rifiuti alimentari nell’ambito dei loro programmi di prevenzione dei rifiuti. Gli Stati membri dovrebbero misurare i progressi compiuti nella riduzione dei rifiuti di questo tipo. Per misurare tali progressi e agevolare lo scambio di buone pratiche nell’Unione, sia tra gli Stati membri sia tra gli operatori del settore alimentare, è opportuno stabilire una metodologia comune per la suddetta misurazione”.

Tra i principi generali il Considerando 32 individua il ruolo degli Stati nell’azione di prevenzione dei rifiuti alimentari.

Rifiuti organici e rifiuti alimentari

La Direttiva n. 851/2018 introduce anche una importante modifica dell’art. 3, Direttiva n. 2008/98/CE.

Oltre alla definizione di rifiuti organici quali rifiuti biodegradabili di giardini e parchi, rifiuti alimentari e di cucina prodotti da nuclei domestici, uffici, ristoranti, attività all’ingrosso, mense, servizi di ristorazione e punti vendita al dettaglio e rifiuti equiparabili prodotti dagli impianti dell’industria alimentare” viene inserita anche la nuova definizione di rifiuti alimentari.

La definizione di “rifiuti alimentari” richiama principalmente quella di alimento contenuta nel Regolamento n. 178 del 2002 una volta diventati rifiuti.

Inoltre, viene modificato anche l’art. 22 della Direttiva n. 2008/98/CE estendendo la possibilità di raccolta delle tipologie di rifiuti che possono rientrare nella raccolta dei rifiuti organici.

Gli obiettivi di riduzione dei rifiuti alimentari a livello di Unione dovrà raggiungere la percentuale del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030.

Per promuovere la riduzione e perseguire benefici sul piano ambientale, sociale e economico, gli Stati membri dovranno adottare provvedimenti specifici, tra cui campagne di sensibilizzazione volte a dimostrare come prevenire i rifiuti alimentari nell’ambito dei loro programmi di prevenzione dei rifiuti.

Gli interventi di riduzione rientrano nel quadro più ampio degli obiettivi di prevenzione e riduzione dei rifiuti alimentari evidenziati con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite (ONU) il 25 settembre 2015.

Tali interventi devono caratterizzare tutte le fasi della filiera agroalimentare dalla produzione primaria alla trasformazione, fabbricazione e vendita, nei ristoranti e nei servizi di ristorazione, nonché nei nuclei domestici.

Al fine di prevenire i rifiuti alimentari, gli Stati membri dovranno:

  1. fornire incentivi per la raccolta di prodotti alimentari invenduti
  2. migliorare l’esatta interpretazione da parte dei consumatori delle date di scadenza espresse con la dicitura «da consumare entro» e «da consumarsi preferibilmente entro il»
  3. promuovere la raccolta dei rifiuti che presentano analoghe proprietà di biodegradabilità e compostabilità e che rispettino le norme europee o le norme nazionali equivalenti, per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione

Responsabilità estesa del produttore

Il tema della responsabilità estesa del produttore costituisce un principio fondamentale del rinnovato impianto normativo in materia di gestione dei rifiuti. La definizione di Responsabilità estesa del produttore (presente nell’ordinamento nazionale con l’art. 178-bis del D.Lgs. n. 152/2006), è stata introdotta dall’art. 1, paragrafo 1, punto 3), lett. h), della Direttiva n. 2018/851/UE come “una serie di misure adottate dagli Stati membri volte ad assicurare che ai produttori di prodotti spetti la responsabilità finanziaria o la responsabilità finanziaria e organizzativa della gestione della fase del ciclo di vita in cui il prodotto diventa un rifiuto”.

Si segnala come nella Direttiva n. 851/2018 al Considerando 14, si preveda l’introduzione di «regimi di responsabilità estesa del produttore» al fine di precisare che si tratta di una serie di misure adottate dagli Stati membri volte ad assicurare che ai produttori di prodotti, spetti la responsabilità finanziaria o quella finanziaria e operativa della gestione della fase del ciclo di vita in cui il prodotto diventa un rifiuto, incluse le operazioni di raccolta differenziata, di cernita e di trattamento.

Tale obbligo può comprendere anche la responsabilità organizzativa e la responsabilità di contribuire alla prevenzione dei rifiuti e alla riutilizzabilità e riciclabilità dei prodotti. I produttori dei prodotti possono adempiere agli obblighi previsti dal regime di responsabilità estesa del produttore a titolo individuale o collettivo.

“Entro il 31 dicembre 2024” gli Stati dovranno garantire che siano stabiliti regimi di responsabilità estesa del produttore per tutti gli imballaggi, conformemente” alle disposizioni sulla responsabilità estesa dettate dagli artt. 8 e 8-bis della Direttiva n. 2008/98/CE, come risultanti per effetto delle modifiche operate dalla “Direttiva rifiuti” n. 2018/851/UE (nuovo paragrafo 2 dell’art. 7 della Direttiva n. 94/62/CE, come riscritto dal paragrafo 8).

Riforma della disciplina end of waste (L. n. 117/2019, art. 16, lett. e)

La riforma della disciplina dell’end of waste, cioè della cessazione della qualifica di rifiuto, in attuazione delle nuove disposizioni in materia dettate dalla Direttiva n. 2018/851/UE (che ha modificato le norme europee già contenute nell’art. 6 della Direttiva n. 2008/98/CE) sarà un tema di particolare rilevanza tenuto conto della necessità di un quadro normativo definito e delle ripercussioni di carattere economico, occupazionale che ne deriva.

La disciplina dell’End of Waste ha visto negli ultimi mesi una serie di interventi legislativi finalizzati a definire il perimetro di operabilità e dare modo alle aziende di poter dare attuazione alle innovazioni tecnologiche in tema di recupero dei rifiuti consentendo loro di poter operare in forza delle autorizzazioni a volte già rilasciate. Sul punto si segnalano recenti specifici interventi legislativi:

  • l’art. 1, comma 19, L. n. 55/2019 (Legge di conversione del D.L. n. 32/2019) sostituisce il comma 3 dell’art. 184-ter del D.Lgs. n. 152 del 3 aprile 2006, che prevedeva il rinvio al D.M. 5 febbraio 1998.
    Il provvedimento è stato particolarmente criticato e ha determinato la necessità di un nuovo intervento correttivo;
  • la L. n. 117/2019 di delegazione europea;
  • il D.D.L. di conversione del D.L. n. 101/2019 sulla tutela del lavoro e la Risoluzione di crisi aziendali − il cosiddetto Salva imprese − con cui si consente alle Regioni di rilasciare le autorizzazioni regionali caso per caso sulla base dei nuovi criteri europei, facendo salve le autorizzazioni esistenti e abrogando la norma introdotta con la Legge “Sblocca cantieri” che stava mettendo in crisi il settore.

Rifiuti organici e impianti compostaggio (L. n. 117/2019, art. 16, lett. g)

Al fine di garantire il raggiungimento dei nuovi obiettivi in materia di raccolta e riciclo dei rifiuti urbani, nonché di attuare la nuova disciplina europea dei rifiuti organici (introdotta dall’art. 1, paragrafo 19, della Direttiva n. 2018/851/UE), la lett. g) prevede che i Decreti delegati introducano misure atte a favorire:

  • la qualità dei rifiuti organici raccolti e di quelli conferiti in ingresso agli impianti di trattamento;
  • l’implementazione di sistemi di controllo della qualità dei processi di compostaggio e di digestione anaerobica, predisponendo anche sistemi di promozione e di sostegno per lo sviluppo della raccolta differenziata e del riciclo dei rifiuti organici, anche attraverso l’organizzazione di idonei sistemi di gestione dei rifiuti e l’attuazione delle previsioni dell’art. 35, comma 2, del D.L. n. 133/2014.

Nel corso dell’esame alla Camera è stato inoltre previsto che entro il 31 dicembre 2020 i rifiuti organici siano raccolti in modo differenziato su tutto il territorio nazionale. 

Rifiuti assimilabili ai rifiuti organici (L. n. 117/2019, art. 16, lett. h)

Nel corso dell’esame alla Camera è stato approvato un ulteriore criterio che prevede che i rifiuti aventi analoghe proprietà di biodegradabilità e compostabilità, che rispettano gli standard europei per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione siano raccolti insieme ai rifiuti organici, assicurando la tracciabilità di tali flussi e dei rispettivi dati, al fine di conteggiare il relativo riciclo organico negli obiettivi nazionali di riciclaggio dei rifiuti urbani e dei rifiuti di imballaggi.

Razionalizzazione delle funzioni dello Stato e degli enti territoriali e del loro riparto (L. n. 117/2019, art. 16, lett. m)

La lett. m), in considerazione delle numerose innovazioni al sistema di gestione dei rifiuti rese necessarie dal recepimento delle Direttive europee, prevede quale criterio di delega una razionalizzazione complessiva del sistema delle funzioni dello Stato e degli enti territoriali e del loro riparto, nel rispetto di una lunga serie di indicazioni che, in estrema sintesi, sono volte a perseguire la semplificazione dei procedimenti amministrativi (punto 1) e a garantire il rispetto del principio di leale collaborazione (punto 3).

L’art. 12 della L. n. 117/2019 conferisce al Governo la delega per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) n. 2017/625 relativo ai controlli ufficiali e alle altre attività ufficiali effettuati per garantire l’applicazione della legislazione sugli alimenti e sui mangimi, delle norme sulla salute e sul benessere degli animali, sulla sanità delle piante nonché sui prodotti fitosanitari.

Rifiuti da imballaggio Direttiva n. 2018/852/UE

Ai fini di ridurre i rifiuti da imballaggio e promuovere il riutilizzo la Direttiva n. 852 prevede, inoltre, una modifica della Direttiva n. 94/62/CE.

Inoltre sono previste misure preventive che possono consistere in programmi nazionali, in incentivi forniti attraverso regimi di responsabilità estesa del produttore intesi a ridurre al minimo l’impatto ambientale dell’imballaggio o in azioni analoghe adottate, se del caso, sentiti gli operatori economici, le organizzazioni ambientaliste e i consumatori, e volte a raggruppare e sfruttare le molteplici iniziative prese sul territorio degli Stati membri nel settore della prevenzione.

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